Volantini
da "L'IMPULSO, voce della gioventù internazionalista rivoluzionaria" n°3, 2004
"Si allargherà il fossato tra i garantiti ed una fascia povera e depressa. Chi fa parte di questo girone? I lavoratori precari a bassa qualificazione, i cinquantenni espulsi dal lavoro, i
prepensionati con livelli di contribuzione troppo bassi, i giovani a bassa scolarizzazione [...], una fascia di ceto medio povera e priva di protezioni sociali [...]. Questo disagio sociale
determinerà presto o tardi un aumento dei conflitti che sfuggiranno alla mediazione dei sindacati tradizionali e favoriranno la nascita di aggregrazioni di base." (da 'Corriere Economia' in 'Corriere
della Sera' del lunedì 10 febbraio 2003)
Dopo un anno queste funeste previsioni sembrano essere confermate, anzi erano fin troppo ottimiste! I conflitti di questi mesi, infatti riguardano anche categorie di lavoratori che sarebbero dovute
essere 'garantite' (come gli autoferrotranvieri o quelli delle acciaierie). Non sono solo perciò i "non garantiti" ad essere inghiottiti dal disagio sociale, ma è generale incertezza. Si sa, questa
sarà la prima generazione a stare economicamente peggio di quella dei propri genitori, e l'erosione del potere d'acquisto di salari e pensioni, dovuta al cambio lira-euro, non aiuta certo a guardare
al domani con più sicurezza. Quindi è crisi economica. Ed ormai sono ben pochi i guru dell'economia ufficiali a negarlo, sia in U.S.A. che in Europa. Gli investimenti fatti da parte dei grandi
capitalisti, infatti fruttano saggi di profitto sempre minori. E cosa ne consegue? La compressione dei soldi, come è scritto nel sopracitato articolo del Corriere, il taglio della spesa per i servizi
sociali e l'inasprimento della contesa imperialistica per accapararsi nuove fette di mercato ed il controllo delle materie prime. Come dire, la crisi capitalista viene pagata dal proletariato
internazionale in termini di maggiore sfruttamento e di guerre di rapina. Ma come ci insegna la saggezza popolare, la pazienza ha un limite. L'attuale periodo ha visto la mobilitazione di massa di
lavoratori di diverse categorie, che ha interessato praticamente tutte le maggiori città italiane. L'agitazione del settore dei trasporti che ha visto protagonisti gli autoferrotranvieri, i
ferrovieri ed i dipendenti Alitalia, si è sovrapposta a quella nelle acciaierie sopratutto a Genova, Taranto e Terni e a quella dei pompieri. Traiamo ora qualche considerazione. In talune
circostanze, soprattutto in quella degli scioperi "selvaggi" degli autoferrotranvieri, la situazione è "sfuggita" alla mediazione dei sindacati tradizionali e non si è fatta imbrigliare dalla
legalità borghese. Finalmente la classe ha cominciato a dimostrare radicalità e determinazione nelle proprie lotte rivendicative, finalmente si sta rendendo conto che se vuole renderle efficaci deve
infrangere la compatibilità capitalista, sancita da quelle leggi "sacre" (come quelle che limitano gli scioperi) che la borghesia ha posto per difendere i propri interessi. E finalmente scavalca la
guardia sindacale. Sono segnali piccoli, certo, ma preoccupano "lor signori" perchè presto potrebbero diventare la norma. Cremaschi, ben cosciente del pericolo, tira le orecchie a Confindustria
ponendole apertamente la questione. O si rilancia la concertazione con i sindacati, oppure essi non riusciranno più a contenere l'accrescente malcontento proletario. Dal canto suo la Confindustria
pare aver capito la lezione proponendo come suo timoniere Luca Cordero di Montezemolo, uomo più aperto al "dialogo". Quello che però nè l'articolo del Corriere nè Cremaschi e nè Confindustria dicono
è che se aumenta la disponibilità a lottare del proletariato, proporzionalmente si alza il livello repressivo. Le intimidazioni, gli arresti, le denunce ai militanti della sinistra, ai lavoratori più
combattivi, ai settori proletari più ricattabili come gli immigrati,ma anche ad aree più moderate (persino ad esponenti della CGIL!) ne sono la riprova. Solo riproponendo ed estendendo forme di lotta
radicali si può sperare da un lato di strappare miglioramenti economici e lavorativi, e dall'altro di sgonfiare i muscoli anabolizzanti del padronato. Del resto, la situazione odierna di macello
sociale lo impone.
Avanti perciò con gli scioperi selvaggi...
