L'impronta dell'esercito

 

La Direttiva che l’Unione europea ha approvato a giugno, così come l’ultimo pacchetto sicurezza del governo italiano, aumentano a 18 mesi la reclusione nei centri di detenzione per gli immigrati senza permesso di soggiorno. Si prevede inoltre che possano essere detenuti ed espulsi, persino in paesi diversi da quelli di origine, anche i minori.
Nel frattempo il ministro Maroni ha ribadito le sue priorità, affidando poteri speciali a prefetti, sindaci, questori, che spesso godono della collaborazione di organizzazioni “non governative”, tra cui la Croce Rossa italiana:  schedature in tutti i campi rom con impronte digitali prese anche ai bambini, telecamere ovunque, rastrellamenti sugli autobus contro immigrati senza permesso di soggiorno, introduzione del reato di clandestinità (che significa arresto immediato, e pene da 1 a 4 anni per chi non ha il permesso di soggiorno) e applicazione dell’aggravante nei processi penali, prostitute dichiarate soggetti socialmente pericolosi, ronde nei quartieri abitati dagli immigrati, moschee spostate in luoghi meno visibili. E per finire…la schedatura di tutti e l’esercito nelle metropoli, secondo un piano ben preciso, che, come già nelle banlieues francesi, impiegherà gli stessi strumenti ad alta tecnologia e gli stessi uomini impegnati nelle guerre globali.

Siamo di fronte a una militarizzazione del territorio, ma non solo: siamo di fronte a un dispositivo di guerra attuato in vari modi contro la parte di popolazione più precaria e ricattabile. Leggi che vincolano la “regolarità” degli immigrati sul territorio al contratto di lavoro e che non fanno altro che creare la “clandestinità” di tutti gli altri, lavoratori e lavoratrici, che in qualsiasi momento possono essere rastrellati, schedati, detenuti, espulsi.
Leggi utili solo alla classe padronale per servirsi di lavoratori “usa e getta”, mantenerli sotto costante ricatto, e, in questo modo, abbassare anche il livello salariale di tutti gli altri.

Leggi e poteri forti sostenuti apertamente da quasi tutti i mass-media che cercano di occultare gli immigrati morti sui posti di lavoro, le prostitute immigrate uccise sulle strade, le condizioni di vita scandalose in cui sono costretti a vivere i bambini a cui si vogliono prendere le impronte digitali, le condizioni di schiavitù di molti immigrati, messi al lavoro in nero da padroni disposti persino a uccidere per non pagare una miseria di salario.
Mass-media che cercano di nascondere che questo dispositivo di guerra riguarda tutti, immigrati e non: lavoro sempre più precario, giornate di lavoro sempre più lunghe, buste paga insufficienti per sopravvivere. Si nasconde così una condizione di povertà che riguarda ormai la gran parte della popolazione mondiale, compresa quella dei paesi più ricchi, compresi tutti noi.

Ma nei centri di detenzione, in Francia, in Spagna, a Torino e a Milano, proprio all’interno di uno degli ingranaggi fondamentali di questo meccanismo di guerra, gli immigrati si ribellano, facendo sentire la loro voce e la loro capacità di azione..
Essere con loro non è solo un atto di solidarietà dovuta. Essere con loro significa essere dall’unica parte che abbia un senso: dalla parte di noi tutti e tutte, lavoratori e lavoratrici del mondo, contro ogni forma di sfruttamento, discriminazione e oppressione.

 

Chiamiamo tutti e tutte, Sabato 12 luglio,  in via Padova ang. Via Mosso alle 17, per sostenere la lotta dei detenuti di via Corelli, ascoltando dalla loro voce le condizioni alle quali sono costretti dentro il CPT

 

Comitato antirazzista milanese

 

mail: info@antirazzistimilano.org

tel: 3661624136