Intervento dell'Organizzazione Proletaria 'La Scintilla' all'assemblea del 14 giugno a Roma presso l'Area Ingovernabile

19 giugno 2008

Cari compagni,
Anche noi, come Scintilla in questi anni abbiamo operato per tentare di compattare forze rivoluzionarie, partendo dall'area cui facciamo riferimento dal punto di vista teorico, cioè quella della Sinistra Comunista.
Abbiamo interagito sia con i singoli compagni che con varie organizzazioni. Da questa esperienza, ne siamo usciti rafforzando alcune nostre considerazioni fatte in precedenza: da un lato abbiamo apprezzato il rigore teorico e una lucidità d'analisi che di fatto costituiscono un punto di riferimento per tutti i rivoluzionari anche per quelli appartenenti ad altre aree, su temi cruciali come quella della denuncia di ogni imperialismo, in primis quello di casa nostra, europeo ed italiano e quindi della conseguente polemica contro l'antiamericanismo a senso unico di togliattiana e 'piccista' memoria. Su temi come quello dello smascheramento e dell'opposizione alla sinistra riformista ed alle sue illusioni prima fra tutte quella elettorale. Su un tema che per noi è storico cavallo di battaglia che è rappresentato nell'individuazione della natura economica e sociale dei paesi falsamente 'socialisti' e realmente a capitalismo di stato, oltre che delle ideologie che, di tale capitalismo di stato ne sono state l'involucro ideologico e che ancora oggi continuano a far danni, per esempio quando si parla delle cosidette lotte di liberazione nazionale proponendo il fronte popolare con le borghesie d'area, o sul tema altrettanto storico, della stretta relazione fra fascismo ed antfascismo legalitario e di quella ancora più stretta fra fascismo e democrazia borghese. Dall'altro lato però abbiamo riscontrato i limiti storici di questa area, impegnata più a polemizzare e a scindersi per la minima differenza teorica che a mettersi in gioco nel fuoco della lotta (fatte doverosamente alcune eccezzioni ovviamente).
Mesi fa, siamo entrati in contatto con 'Collegamenti Internazionalisti' assemblea composta fra gli altri, anche da gruppi e singoli compagni che dalla Sinistra Comunista provengono e si rifanno. Proprio in virtù di quanto detto finora, riguardo le difficoltà ad instaurare un dialogo costruttivo fra componenti della medesima area, abbiamo salutato con entusiasmo (ed anche con un pò di sorpresa) tale iniziativa e ne siamo entrati a far parte. All'oggi però, ed entriamo nel motivo specifico di questa assemblea, pensiamo che una forma organizzativa come quella del collegamento non sia più sufficiente, fermo restando la nostra volontà di continuare la collaborazione con Collegamenti Internazionalisti , ed a rafforzare il dialogo con soggetti con posizioni diverse ma compatibili con le nostre.
Partiamo dunque da alcune considerazioni che sono alla base delle nostre opnioni, sia di carattere generale, per quanto riguarda il rapporto fra movimento reale e soggettività organizzata e sia di carattere attuale, riferite al contesto economico, sociale e politico di oggi.
Non si può parlare del ruolo dell'organizzazione di classe senza subordinarlo al grado di conflittualità della classe oppressa  e dei rapporti di forza fra tale classe e quella dominante. I comunisti non possono sostituirsi alla classe nella lotta sia parziale e rivendicativa che in quella per il potere, ma ne sono un prodotto, una espressione. Ciò significa che per quanto sforzo e volontà essi esprimano; la loro azione è limitata dalle condizioni oggettive. Ma questo non significa attendere, nei momenti di stasi sociale, il messia del risveglio della lotta di classe estraneandosi nel frattempo, ma mantenere comunque un livello organizzativo e di elaborazione teorica che la situazione ti permette. Mantenere accesa la scintilla in attesa del materiale infiammabile, si potrebbe dire.
In tale frangente, quando la pace sociale la fa da padrone, la divisione organizzativa nel campo rivoluzionario è fisiologica ed è fisiologica anche una diversità di ipotesi analitica. Quando però la vecchia talpa scava determinando accelerazioni sociali, la realtà conferma o smentisce le ipotesi ed impone un ripensamento nei rapporti fra i gruppi e le organizzazioni comuniste, che per forza di cose devono diventare più stretti.
Riferiamoci allora all'attuale contesto. Tralasciando un'analisi economica minuziosa dei perchè (che meriterebbe ben più ampio spazio), è sotto gli occhi di tutti la compressione di salari, stipendi e pensioni, la caduta libera dei consumi e la drastica diminuzione dello spazio riformismo e contrattazione, tanto sindacale quanto politico (vedi la debacle elettorale della sinistra arcobaleno). Tale situazione non è solo italiana (anche se le carenze strutturali dell'imperialismo italiano l'hanno amplificata), ma comune a tutto l'occidente. A questa va aggiunta quella dei paesi a media industrializzazione, in cui è presente un certo risveglio della lotta di classe (si considerino ad esempio le lotte che hanno attraversato mezzo mondo per il caro petrolio ed il caro pane).
Nulla è scontato nella vita, però questi possono essere segnali di rottura dell'odierna pace sociale, almeno nell'anello debole Italia. Si è detto anche che noi comunisti, ed in generale l'azione dei singoli individui è la risultante dei maestosi processi storici, il cui motore va ricercato nella dialettica fra la classe oppressa e la sua tendenza alla propria emancipazione che si scontra con lo status quo della classe dominante. Riferiamo quanto detto passando dalla globalità al nostro piccolissimo particolare. In una delle prime riunioni di Collegamenti Internazionalisti a cui partecipammo, si parlava del ruolo dei rivoluzionari, nei confronti della questione sindacale.
Quasi da subito, ed in maniera abbastanza spontanea, la discussione passò al problema dell'organizzazione rivoluzionaria. Tale discussione è stata il riflesso della condizione reale che si vive nei posti di lavoro, in cui i compagni riscontravano il serpeggiare del malcontento operaio e l'inadeguatezza dei propri mezzi limitati.
Veniva cioè posta la necessità di adottare il livello organizzativo al contesto in trasformazione.
Collegamenti Internazionalisti e l'ulteriore passaggio che proponiamo di iniziare con l'assemblea di oggi possono essere letti come i primissimi tentativi di rimettere in contatto ed in seguito unire,  i comunisti conseguenti per essere all'altezza dei nuovi compiti ( e che di tali compiti ne sono allo stesso tempo il frutto). Entriamo ancora più nello specifico, e nei motivi per cui a nostro avviso, va affiancato a Collegamenti Internazionalisti un tentativo finalizzato ad un unità ancora ulteriore. Ogni gruppo è costituzionalmente portatore della propria verità, a cui ogni militante si adegua più o meno rigidamente, a volte solamente per partigianeria di gruppo, elevando ogni piccola sfumatura a barriera insormontabile. Questo da una parte per giustificare la propria esistenza ed alterità in quanto organizzazione, e dall'altra per inseguire un purismo il più possibile conseguente alla posizione rivoluzionaria. In questo modo è impensabile arrivare ad un unità teorica, quindi organizzativa. Il tentativo è quello di rovesciare la consueta prassi "prima unità teorica, poi quella pratica". Fermo restando che non si parla di fare ammucchiate indistinte, ma di sciogliere nodi che si collocano ben saldamente all'interno della sinistra rivoluzionaria, la nostra proposta è di fare, per chi è interessato ovviamente, all'inizio un passo indietro su ciò che ci divide per costruire un'organizzazione entro la quale sciogliere le differenze con il confronto teorico. Del resto questo è l'iter che portò, ad esempio alla formazione del Partito bolscevico, al P.C.d'Italia, alla Lega di Spartaco.
A scanso di equivoci, l'organizzazione che intendiamo non è l'ennesimo partitino, per il semplice fatto che non esistono ora i presupposti per creare un vero partito rivoluzionario, che sarà invece il frutto del movimento reale quando esso tirerà in ballo ben altra potenza sociale rispetto l'attuale.
Non miriamo nemmeno ad essere l'architrave intorno al quale nascerà tale partito rivoluzionario, come invece altri compagni pensano di essere. Intorno a noi non nascerà da questo punto di vista, un emerito bel niente. Saremo, più realisticamente, un tassello che formerà il mosaico dell'Organizzazione di classe con la "O" maiuscola.
Per andare nel pratico, proponiamo una organizzazione con una linea unica, frutto della discussione dei suoi militanti, un intervento unificato nella classe (partendo dal presupposto che ogni segmento ha un suo specifico intervento) un nome unico, una cassa ed un servizio d'ordine unici, organizzata in sezioni che , ognuna nella sua fisiologica autonomia, ne sono l'espressione nel territorio. Proponiamo anche una commissione teorica per affrontare le divergenze.
Detto ciò ed a queste condizioni, l'Organizzazione Proletaria La Scintilla comincia adesso un percorso che dovrebbe portarla, con varie tappe intermedie, a sciogliersi in un'unica organizzazione presumibilmente il 7 novembre prossimo (speriamo che la data ci porti fortuna).
E che la scintilla inneschi il fuoco!