Russia: l'insicurezza sociale dei lavoratori e la sicurezza preventiva dello Stato

19 aprile 2009

La crisi economica ha colpito notevolmente la Russia e il suo mercato finanziario.
Il vice-premier Igor Shuvalov ha ammesso che in ottobre e novembre del 2008 il sistema finanziario russo era "sull'orlo di seri problemi strutturali".
Come già fatto dagli Usa e dai maggiori stati europei anche lo stato russo sta aiutando le sue imprese più grandi e più a rischio, all'oggi, per aiutare l'Avtovaz il colosso automobilistico che produce le auto del marchio Lada, sono previsti stanziamenti per 20 miliardi di rubli.
La situazione del settore auto è in forte crisi: l' Avtovaz nel mese di gennaio ha bloccato le
sue catene di montaggio, mentre durante i mesi di febbraio e marzo vi sono state frequenti interruzioni, un fenomeno già verificatosi in europa.
L'avtovaz assieme al suo indotto dà lavoro a centinaia di migliaia di persone.
Un epilogo negativo metterebbe sulla strada centinaia di migliaia di lavoratori, e potrebbe favorire la diffusione di forti proteste che già si stanno verificando in questi mesi e che sono da corollario ad un malcontento generale delle popolazione più povera.
Finora il governo è intervenuto con aiuti per oltre 200 miliardi di dollari, erogati soprattutto dalle banche statali. Quest'imissione di denaro statale (in particolar modo verso realtà economiche statali come Gazprom e Rosneft) ha fatto rilevare da molti economisti esteri come questo sia un tentativo ulteriore da parte del governo russo, di rafforzare la stalizzazione del tessuto produttivo, segnale evidente di questa linea economica era la richiesta che veniva avanzata
 assieme agli aiuti erogati, di poter nominare propri rappreentanti negli organi direttivi delle imprese.
Questa forma d'intervento ha fatto qualificare le manovre economiche del governo russo
come "protezioniste".
La stessa crisi ha rivelato il forte parassitismo dei mercati finanziari russi; degli stessi soldi che la Banca centrale ha erogato alle banche (3100 MD di rubli) solo 600 di questi sono stati usati per i loro debiti mentre il resto è stato usato per speculazioni sul mercato valutario, che garantivano alle banche profitti di almeno il 200% l'annuo.
Queste speculazioni finanziarie hanno fatto crollare anche il valore delle riserve monetarie, il sito wsws ricorda che "secondo il FT la maggiorparte delle iniezioni di rubli del governo sarebbero state vendute  in cambio di dollari"; le riserve monetarie forti della Russia ad  agosto 2008 erano di 598 MD di $ mentre a fine gennaio del 2009 si erano ridotte a 380 MD di $.
Il wsws ricorda anche le dichiarazioni del capo del gruppo statale 'Rosteknologiia', che nel febbraio di quest'anno ha affermato che esistono "segnali di bancarotta per circa il 30% delle organizzazioni del complesso militar-industriale" e che "il 50% delle imprese sono potenzialmente in bancarotta.

Come da noi, ma in forma più acuta, lo stato aiuta le banche e i grandi gruppi economici mentre i provvedimenti che esso prende per venire incontro al peggioramento delle condizioni dei lavoratori sono risibili e di facciata.
Il quadro è drammatico: il salario reale è diminito nel giro di un anno del 9,1%, assieme a
300.000 nuovi disoccupati.
Se da una parte l'insicurezza sociale dei lavoratori russi è in continuo aumento, dall'altra il padronato e il governo cercano di prevenire un possibile movimento sociale delle masse in risposta al peggioramento delle loro condizioni.
Lo stato attua la sua difesa preventiva sia reprimendo sul nascere qualsiasi protesta, sia preparandosi a contrastare una loro nascita nell'immediato futuro.
Per il governo, è ancora fresco il ricordo delle proteste di centinaia di migliaia di pensionati nel 2005.
Le Monde (30-3-09) descrive in breve, l'attuale situazione dei pensionati, di certo peggiorata.
Mentre  alcune categorie di dipendenti statali ricevono una pensione che è pari al 75% del salario finale, "la maggiorparte dei lavoratori (circa 40 mn. di persone su un totale di 141 mn, la popolazione totale russa), ne riceve solo il 24%".
Gli ex lavoratori privilegiati del settore armamenti o petrolifero ricevono oggi pensioni da 110-150€ al mese, che sono pari al 24% del salario; 'Le monde' con malignità afferma che in base alle normative dell'ex URSS, questi pensionati "avrebbero dovuto riceverne il 50%".
In risposta a queste peggioramento delle loro condizioni, il 20 febbraio di questo mese diverse centinaia di pensionati, ex quadri dell'officina Ljmach (dove oggi i lavoratori non sono pagati da mesi) hanno protestato di fronte al palazzo del governo, a ljevsk, reprimendo la protesta con la forza: squadre antisommossa li hanno picchiati, arrestati e interrogati.
Nel 2005 furono gli stessi pensionati di ljevsk ha capeggiare la lotta, riuscita contro il progetto governativo di eliminazione  di "privilegi sociali" come agevolazioni nelle spese dei trasporti, dell'energia e di farmaci gratutiti.
Se oggi questo è il trattamento riservato ai pensionati non sarà sicuramente migliore
quello che il governo riserverà all'occorrenza nel caso di una rivendicazioni operaie e non solo.
La borghesia adopera bene le lezioni di ciò che impara dal passato, da tutte quelle situazioni nelle quali la sua egemonia è stata minacciata o messa in discussione.
Il fatto che sia stato rinviato a dicembre il congedo di 280.000 ufficiali dell'esercito assieme
al piano di riduzione delle truppe (mentre a Mosca è stato creato un centro di comando speciale per la sicurezza) è strettamente legato alla paura di possibili proteste sociali.
Compito primario per noi è fare tesoro delle esperienze di lotta  che la nostra classe compie nel mondo e farle conoscere il più possibile.
Per un reparto della nostra classe in qualsiasi parte del mondo, una sconfitta rappresenta una sconfitta per tutta la classe; ma questo vale anche in caso di una vittoria, a vincere saranno i salariati di tutto il mondo.

 

                                                                                                            f.r. (Scintilla)