'No justice, no peace!'
2 aprile 2009
Sono passati 17 anni dalle giornate in cui tutta la città di Los Angeles venne travolta dalla rivolta che scaturì a seguito del pestaggio da parte di poliziotti bianchi di Rodney King, un
tassista nero. Sono tanti gli episodi che il conformismo giornalistico e professionisti della politica ci ricordano puntualmente. Sono sempre pronti a celebrare ricorrenze; se queste poi si possono
prestare a divenire strumento delle loro lotte politiche allora la cosa viene anche meglio.
Quando al contrario, nella storia recente si sviluppa un fatto che poco edifica le nostre società ma che anzi ne mette a nudo le contraddizioni, le ingiustizie profonde, non quelle del diritto ma
quella contro la specie umana, ecco allora tutto quel coro di benpensanti e cultori di ricorrenze tacere e scomparire; da questi fatti non c'è da ricavarne nulla, meglio lasciarli dove stanno.
La mattina del 29 aprile a LA inizia una rivolta che durerà per diversi giorni.
Lo Stato democratico per placare la rivolta pensò bene di inviare l'esercito, nel timore che questa potesse estendersi ad altre città.
Fu una rivolta che fece parlare per anni centinaia di sociologi ed esperti, affanandosi
nel trovare le motivazioni che furono alle origini delle sollevazione.
Sì perchè a questi studiosi ed esperti non bastava il singolo fatto dell'assoluzione dei poliziotti incriminati del pestaggio; si iniziava a parlare di tensioni etniche, di fattori che andavano al di
là della contrapposizione tra bianchi e neri; di fattori legati alla crisi politica ed economica di quel periodo storico.
La rivolta sin dagli inizi, aveva come protagonista i neri, una generazione intera di ragazzi che immedesimò se stessa vittima di quel pestaggio e scatenò la sua rabbia in primo luogo contro i
simboli di quel potere che legiferava in base al colore della pelle e poi contro tutto. La rabbia divenne cieca, e solo così poteva essere, mancando qualsiasi soggettività organizzata in grado di
dare delle prospettive di classe. Ma non vogliamo fare la morale ai ragazzi della rivolta di LA.
Per noi le radici di quella rivolta non sono da ascrivere al solo fenomeno del razzismo o di singoli aspetti negativi della società. Le radici di quella rivolta sono nelle fondamenta di questo stessa
sistema di cui il razzismo è solo un prodotto. Da quell'anno le cose non sono cambiate. Questo lo sa bene la popolazione di New Orleans (per la maggiorparte nera) che è stata la vittima principale
della devastazione causata dall'uragano Katrina nel 2005, a causa delle infrastrutture fatiscenti e della mancata attenzione che il governo dedica ad altri posti.
Oggi sul piano razziale, i neri negli USA hanno certamente acquisito l'uguaglianza formale con i bianchi (vedi zio Tom Obama), ma nella realtà, i neri ospiti delle galere, sono percentualmente molto
più numerosi, rispetto ai bianchi.
Poiché i neri costituiscono il 12,7% della popolazione statunitense, ma sono il 43,6% dei carcerati, a ogni momento, il 18,6% dei maschi neri è sotto sorveglianza giudiziaria. Se si considerano
solo i maschi neri adulti, questo porta il totale al 27,5%: a ogni momento, più di un maschio nero adulto su 4 è sotto sorveglianza giudiziaria. Il che vuol dire che nel corso della sua vita un
maschio nero ha più della metà di probabilità di finire in galera. (Marco D'Eramo, Stati Uniti a stelle e sbarre, il manifesto, 9 maggio 2004)...
Sfruttamento,individualismo, divisione dei lavoratori, patriottismo e nazionalismo sono quello che ci propina ancora oggi l'ideologia borghese, dalla scuola elementare in poi.
Il nostro è un impegno difficile, poco malleabile agli umori della politica da salotto o delle campagne elettorali. Le nostre idee sono più testarde di noi.
Lavoriamo per adeguare le nostre capacità ad essere all'altezza delle sfide di oggi e di domani, col cuore e cervello, noi ci saremo.
Chris (Scintilla)
