Land's end
ovvero, i retroscena della cosiddetta sinistra in Italia
18 aprile 2008
In un angolo tra i più suggestivi della Cornovaglia si trova Land's End, dove la terra finisce, ovvero l'angolo più occidentale della Gran Bretagna. C'è un senso di magnifica solitudine che ti percorre il corpo guardando quelle scogliere a picco, il mare che si infrange burrascoso su di esse e un vento gelido ti scompiglia i capelli. E' un pò la sensazione che si ha di fronte alla scomparsa dal proscenio della grande politica di sua Maestà la Sinistra e dei Cavalieri del Comunismo. E' una uscita di scena inaspettata ma che giunge però, allo stesso tempo, con 20 anni di ritardo.
La scommessa di Rifondazione di ricostruire da zero la pratica e la teoria comunista è fallita. Difficile che ci possa riuscire qualcun altro.
E vediamo di svelarne i motivi. Tre o quattro giorni prima del voto i dirigenti dell'Arcobaleno hanno avuto in mano dei sondaggi molto qualificati che li davano al 4,5%-5% e che mettevano in forse la possibilità di raggiungere il fatidico 8% al Senato anche in regioni come la Toscana e l'Umbria. Malgrado ciò il gruppo dirigente è rimasto paralizzato: un pò incredulo di cotanta caduta, un pò passivo perchè comunque la pattuglia dei primi in lista si sentiva sicura di farcela lo stesso. Nessun cambio di marcia nella campagna per cercare di recuperare voti, l'annoiato Bertinotti ha rincarato la dose parlando del comunismo come "tendenza culturale" e spingendo così ancora di più a fondo il Titanic dell'Arcobaleno mentre uno stralunato Pecoraro continuava a suonare il piano nella sala da ballo.
Malgrado gli apparati dei partiti di sinistra siano da tempo ridotti al minimo, sono sopravissuti in questi anni grazie al finanziamento pubblico. Senza una cultura dell'autofinanziamento sono destinati a non poter sopravvivere con il solo rimborso delle spese elettorali di 1.200.000 euro da suddividere per 4.
Da anni le Feste di Liberazione finiscono regolarmente in deficit e una manifestazione come quella del 20 ottobre fu ampiamente sponsorizzata dalle tesorerie dei due partiti comunisti. Lenin ha insegnato che la lotta politica è lotta di minoranze, è lotta, in ultima istanza di apparati.
In queste ore circola insistentemente l'ipotesi che Rifondazione anche prima del Congresso straordinario di luglio possa dividersi in tre tronconi: gli uscitisti che farebbero capo sia alla tendenza "Ernesto" che a "Essere Comunisti" i quali si unificherebbero con il PDCI per creare il partito dei togliattiani duri e puri. Un rassemblamento che potrebbe ottenere immediatamente - a partire dalle prossime elezioni europee - qualche risultato elettorale tangibile ma che in prospettiva è destinato al residualismo e al nostalgismo, ai margini del quadro politico ma verrebbe da dire, anche dei movimenti.
Il "centro" di Russo Spena e Ferrero, ovvero la pattuglia scombinata degli ex demoproletari che vorrebbe fermarsi a metà strada mantenendo Rifondazione e facendo dell'Arcobaleno una sorta di Federazione. Si tratta dell'ipotesi meno convincente di tutte ed è destinata a cadere in autunno, come le foglie.
E infine la ex corazzata dei Bertinottiani che si avvia a costruire una sinistra, general/generica e senz'anima e che sicuramente cercherà di imbarcare anche i socialisti di Boselli al suo interno.
A medio termine la seconda e la terza tendenza sono destinate a diventare - nel momento in cui verrà varata una nuova legge elettorale - l'ala sinistra del Partito Democratico. Difficilmente Sinistra Critica e il PCL che hanno raccolto molti più voti di quanto dica il loro radicamento sociale, potranno giocare un ruolo significativo in questa scomposizione. Frammentata e incerta la sinistra italiana, avrà tempo di rendersi conto, di essere ritornata al punto di partenza: a quelle macerie sotto il Muro di Berlino in una notte gelida di novembre di 20 anni fa, da cui non si può proprio prescindere.
Y.C.