pubblichiamo il Comunicato dei compagni di Roma sull'imminente assemblea del 14 giugno per la costruzione di un soggetto politico unitario
6 giugno 2008
E' empiricamente riscontrabile, dalla difficoltà diffusa ad arrivare a fine mese, un attacco frontale alle condizioni di vita e di lavoro del proletariato tanto in Italia quanto in tutto
l'occidente. Tale attacco, di una asprezza continuamente crescente, è solo l'ultimo effetto di una crisi strutturale, che, a nostro avviso, muove dai primi anni settanta.
L'aumento della composizione organica del capitale, cioè di quello fisso a scapito di quello variabile, ha infatti diminuito la capacità capitalistica di estrarre plusvalore e quindi di valorizzare
se stesso determinando un rincaro tanto dello sfruttamento proletario (sia diretto che indiretto) quanto della concorrenza interimperialista.
Siamo perciò di fronte ad un periodo di accelerazione sociale (almeno rispetto al passato immediato): erosione dello spazio di contrattazione e di riformismo al livello nazionale, ricorso alla
guerra per dirimere le contese imperialiste.A tale situazione però non corrisponde in Italia un adeguato livello di scontro e coscienza di classe,anche rispetto a quello che accade in paesi, come la
Francia, teoricamente più ricchi. Ciò può essere forse il frutto di ammortizzatori sociali come la famiglia o come il pidocchioso sistema
di redistribuzione economica rappresentato dalle varie "comunità benefiche"
(Caritas ecc.).
Comunque sia, è quanto meno ragionevole aspettarsi una rottura più o meno grande della pace sociale; ed a questo punto ci allacciamo al ruolo attuale e dell'immediato futuro delle organizzazioni
in cui militiamo.
Saranno sufficienti in un contesto probabilmente più "turbolento"?.
Prima di rispondere a questa domanda ci pare utile spendere qualche parola sull'aera politica a cui sia noi che altri gruppi interni a Collegamenti Internazionalisti ci rifacciamo. La Sinistra
Comunista, nonostante sia la corrente rivoluzionaria più conseguentemente marxista, è sempre stata
per lo più marginale (tranne alcune eccezioni) all'interno del movimento operaio italiano ed internazionale.
E le spiegazioni non mancano. Prima fra tutte, forse, è proprio che è la più conseguentemente marxista, quindi anche la più colpita da fuoco
incrociato della reazione borghese di ogni risma (da quella falsamente comunista a quella fascista). Ma una siffatta eroica autocelebrazione non esaurisce il problema. E' infatti innegabile che ogni
qual volta si aperto uno "spazio a sinistra" (negli anni 20, durante la seconda guerra mondiale, negli anni sessanta settanta, per esempio), la S.C. nel suo complesso ( e tranne alcune eccezioni,
ripetiamo) non sia riuscita ad incidere nella lotta di classe. E, nuovamente, le spiegazioni non mancano.
Attendismo, superficialità nell'affrontare argomenti "spuri", inadeguatezza nrispetto a forme di lotte non codificate dai "sacri testi", ossessione nell'inseguire un malinteso purismo d'accademia, polemiche infinite sulle benché minime differenze (ottimo materiale per la psicanalisi, meno per la battaglia politica) ne hanno impedito l'azione.
Supportati da queste brevi considerazioni, tentiamo ora di sciogliere la sopraccitata domanda. Evidentemente consideriamo ormai chiusa l'epoca dei "comitati dei condomini" e dei "coordinamenti dei
comitati dei condomini"
(per citare l'espressione di altri compagni), non tanto e non solo per un discorso di esiguità numerica o di poco peso nella classe. Il punto è infatti più profondo. Nessun raggruppamento ( il nostro
in primis ) ha un metodo complessivo per interagire nel movimento reale, e se è vero che tale
metodo si acquisisce ( nella teoria e nella prassi ) proprio con l'interazione con l'esistente, è altrettanto vero che gli attuali raggruppamenti (che non
a caso hanno interventi generalmente parziali) possono portare il proprio tassello di esperienza per costruire un mosaico ad ampio respiro. In altre parole, ed in virtù di quanto prima scritto sulle
occasioni sprecate in passato, non riteniamo nessuna delle organizzazioni oggi esistenti come perno intorno al quale si costruirà il futuro Partito Rivoluzionario, ma come momenti del percorso che
porterà ad esso.
E, si sa, i tempi della nascita della soggettività organizzata non possono
astenersi dagli sviluppi del fattore oggettivo. In momenti di sostanziale stasi sociale è normale ( ed anche giusto ) una separazione organizzativa ed una conseguente diversità di analisi, ma quando
l'orizzonte comincia a mutare (dando spesso risposta alle varie ipotesi ) è doveroso ripensare alla
forma di cooperazione tra rivoluzionari. E per quanto ci riguarda (come enucleato in precedenza ), all'oggi è o sta per cambiare. Vogliamo allora, in coerenza con la storia della nostra area, far
passare un altro treno, oppure armarci di coraggio politico ed essere disposti anche a fare un passo indietro se è necessario ad arrivare ad un fine superiore?
Il nostro quindi, come speriamo sia stato sufficientemente chiaro, è un appello alla compattezza organizzativa, la quale ci è posta innanzi dallo sviluppo delle cose e della quale se ne sente il bisogno in ampi settori di compagni ( specie quelli slegati da ogni gruppo), che però corrono il rischio di essere ammaliati da qualche sirena riformista. La situazione sulla carta favorevole (aumento del disagio economico e quindi maggiore sensibilità proletaria a posizioni radicali) non deve però indurci nell'errore di creare accozzaglie all'insegna di "tutti insieme appassionatamente" tanto per fare "qualche cosa di pratico". Allo stesso modo, però, ci sembra errato ridurci all'ennesimo coordinamento senza sbocchi, in cui ogni sigla cerca di essere egemone e di strappare qualche militante all'altra, e che, bene che vada, pone in un vago futuro il momento della definitiva unione.
Si deve a questo punto affrontare la vexata quaestio del rapporto fra compattezza teorica ed unità politico-organizzativa. E nel farlo
bisogna sfatare la leggenda che vorrebbe i passati partiti rivoluzionari come monoliti granitici.
Né il Partito Bolscevico, né quello d'Italia, né la Lega Spartachista potevano infatti vantare tale coesione (basti pensare che "le tesi di aprile" furono accettate nel C.C. in buona sostanza solo
da Trotzkij e furono pubblicate sulla Prava come "posizione personale pel compagno Lenin", oppure che nel PCd'I Bordiga conviveva con Gramsci). Con ciò non si vuole celebrare la "ricchezza delle
diversità", ma sottolineare che, come dicevano
gli antichi, ubi maior minor cessat. Alle prevedibili obiezioni del tipo "erano altri tempi, c'era la rivoluzione da fare", facciamo notare che erano "altre" anche le distanze tra le varie anime
interne ai detti partiti, rispetto a quelle fra i nostri gruppi.
Ci sembra infatti di avere riscontrato una base comune da cui partire, opposizione ad ogni imperialismo, prima di tutto il nostro;
internazionalismo; rifiuto della teoria del socialismo in un paese solo; astensionismo strategico; scissione totale da riformismo; denuncia del ruolo dele borghesia d'area ecc. La consueta
consequenzialità "prima l'unità
teorica poi quella politica ed organizzativa" va perciò rovesciata. E' nella compattezza politica che si raggiunge quella teorica, la quale perciò, non è un presupposto ma un risultato. Solo così
infatti le diverse tesi possono essere discusse e confrontate senza che diventino dei feticci, da difendere
per partigianeria di gruppo.
Tirando le somme, ci sembrano maturi i tempi per superare e sciogliere le incomprensioni tra i nostri gruppi e gettare i presupposti per la nascita di una unica organizzazione rivoluzionaria.
Il terremoto elettorale della sinistra riformista ci conforta ulteriormente
in questo pensiero. Parimenti sarebbe opportuno rafforzare la cooperazione
all'interno della sinistra di classe, anche nel caso in cui non sussista la possibilità di una completa fusione organizzativa per l'immediato, come sta avvenendo con Collegamenti
Internazionalisti.
Chiudiamo con la speranza di essere all' altezza dei nuovi compiti che ci aspettano e di sfruttarne le potenzialità, riuscendo a mantenere la scintilla da cui, al momento opportuno, scaturirà la fiamma.
Saluti Comunisti
Organizzazione Proletaria La Scintilla -Sinistra Comunista-
